LA PRIMA VENTOLA ANTIBRINA CONTRO LE GELATE INSTALLATA IN UN VIGNETO ITALIANO
LA PRIMA VENTOLA ANTIBRINA CONTRO LE GELATE INSTALLATA IN UN VIGNETO ITALIANO


LA PRIMA VENTOLA ANTIBRINA CONTRO LE GELATE INSTALLATA IN UN VIGNETO ITALIANO

LA GESTIONE SMART DEI VIGNETI FA RISPARMIARE LA META' DELLE ORE LAVORO E RIDUCE DI 1/3 L'UTILIZZO DI FITOFARMACI.

Dal viticoltore umbro, ambasciatore dell'Italia a Expo 2015, anche una riflessione sul particolare momento in cui stiamo vivendo:

È entrata in funzione qualche giorno fa la prima ventola antibrina (e quindi antigelo) installata in un vigneto italiano. A installarla, grazie ai contributi della Regione Umbria (progetto agroclim technology), è stata l'azienda agricola Arnaldo Caprai, che da oltre dieci anni ha messo in campo un sistema integrato di sostenibilità nella gestione dei vigneti e della cantina.

«Questo è solo l'ultimo passo che abbiamo fatto nell'ottica della prevenzione – spiega Marco Caprai -, del resto il problema delle gelate primaverili è ormai molto frequente, in Umbria è un problema molto più importante della grandine. Questa ventola è una grande elica retrattile, che quando non è in funzione si ripiega su se stessa scomparendo nel paesaggio vitato. Una volta programmata, parte automaticamente quando i livelli di temperatura scendono sotto la soglia impostata: abbiamo già avuto modo di testarla durante un paio di notti in cui a Montefalco abbiamo registrato un forte abbassamento della temperatura, che ha raggiunto circa - 2 °C. Nell'area in cui abbiamo posizionato il Ventolone (un dispositivo copre circa 5-6 ettari) grazie al macchinario siamo riusciti a innalzare la temperatura di 5-6 °C. Abbiamo acquistato anche un cannone spara-nebbia, che potremmo dire svolga la stessa azione delle candele antigelo, ma in modo molto più pratico e veloce».

Un macchinario straordinario, il Ventolone, che fino a ora non era mai stato messo a regime in un vigneto italiano e che, se i risultati di nuovi test confermeranno i primi, convinceranno l'azienda Arnaldo Caprai a installare, nel giro di qualche anno, almeno altri cinque dispositivi.

Il Ventolone per la Arnaldo Caprai è totemico, può essere considerato l'ultimo simbolo – avanguardistico – di un sistema integrato che affonda le radici dentro il progetto New green revolution, lanciato da Marco Caprai nel 2008 assieme ad altre 8 aziende del Consorzio di tutela dei vini di Montefalco (Adanti, Antonelli, Antano, Colleallodole, Perticaia, Scacciadiavoli e Tabarrini), al Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie dell'Università degli Studi di Milano e al Parco Tecnologico ed Agroalimentare dell'Umbria. «Le rivoluzioni non si fanno in un giorno – chiosa Caprai –. Per fare la vera sostenibilità bisogna creare una sorta di ventaglio di soluzioni per portare a perfetta maturazione l'uva. Quindi, oggi l'ultima arrivata è la ventola antibrina per prevenire le gelate, ma è solo uno degli ingredienti di quello che facciamo in vigneto: abbiamo, ad esempio, i sensori per il controllo della quantità idrica disponibile per la pianta, che in caso di sofferenza attivano la possibilità di distribuire acqua alle piante nella fase più avanzata di giugno e luglio. Oltre a questo, abbiamo un sistema di raccolta dati attraverso il quale possiamo avere anche la mappatura delle diverse malattie a cui è soggetta la vite, in modo da abbattere la pressione fitopatologica utilizzando meno trattamenti possibili».

La sostenibilità è il driver del futuro, ne è convinto da sempre Marco Caprai: «Da quando abbiamo iniziato a fare sostenibilità a oggi, l'esperienza ci ha portati a modificare il nostro percorso. Quello che dieci anni fa conoscevamo e gli strumenti che avevamo erano diversi da quelli di oggi. Ora in agricoltura c'è la possibilità di attingere a piene mani alla rivoluzione digitale e a degli strumenti che alcuni anni fa erano inimmaginabili». Un modello di viticoltura 4.0, quella dell'azienda agricola Arnaldo Caprai, che si traduce non solo in una sostenibilità ambientale a 360 gradi, ma ha anche in effettivi risparmi economici: «Abbiamo i dati di ormai una ventina di vendemmie – fa sapere Caprai - e i risultati sono evidenti: siamo passati da 600 ore di lavoro all'ettaro a 250-300 ore, e la qualità dell'uva è probabilmente migliorata. Abbiamo inoltre i dati di quella che è la parte di Grape assistence e Smart meteo che ci consentono una riduzione di 1/3 di utilizzo di fitofarmaci in campagna (con punte di -60% in stagioni favorevoli) rispetto agli standard medi di buone pratiche. Naturalmente anche questo si traduce in risparmio economico».

In questo tempo sospeso, dove la campagna non si ferma, «bisogna continuare a innovare, a investire e portare avanti le produzioni nel miglior modo possibile». Quanto ai problemi delle giacenze di vino e alla riduzione delle rese per la vendemmia 2020, di cui già in molti stanno parlando, Marco Caprai ha una visione chiara: «Ognuno si deve regolare in base alle sue esigenze. Dobbiamo avere più di un'arma a disposizione, che sia il taglio migliorativo come la vendemmia verde. Credo che sui vini bianchi ci sarà sicuramente una certa pressione, mentre per i rossi il problema è minore. Parlare di riduzione delle rese oggi è assolutamente prematuro. Bisogna fare i conti in primis con il meteo. Mi spaventa invece pensare di usare i fondi OCM per la distillazione obbligatoria: magari il mercato americano riparte prima di quanto pensiamo, io vorrei avere possibilità di utilizzare i fondi OCM per supportare le mie vendite negli Stati Uniti piuttosto che per distillare il prodotto, perché la distillazione è l'ultima delle armi a cui si dovrebbe ricorrere, anche se non per questo va demonizzata. Però ricordiamoci che se siamo arrivati a 6,2 miliardi di euro di export è stato soprattutto grazie al fatto che non abbiamo più speso i fondi europei per la distillazione. Come sempre, insomma, penso che ci voglia maggior laicità e meno guerre di religione che nascondono interessi personali. E soprattutto, darei la priorità a un Decreto che si occupi della liquidità delle imprese agricole che fosse di facile e pronto utilizzo».

>AZIENDA AGRICOLA ARNALDO CAPRAI IN SINTESI
Poche altre cantine in Italia si identificano così profondamente col Sagrantino di Montefalco, come la Arnaldo Caprai. Una realtà unica, sinonimo di eccellenza italiana, capace di creare vini fuori dal comune per profondità, eleganza e longevità non solo rossi, ma anche bianchi. Il merito di questa avventura iniziata alla fine degli anni Settanta è di Marco Caprai, figlio di Arnaldo. È stato lui, infatti, più di chiunque altro a credere nella ricchezza del Sagrantino, reinterpretandolo in chiave moderna, attraverso i più innovativi metodi di produzione e di gestione aziendale, che gli hanno permesso di conquistare così i favori del pubblico e della critica di tutto il mondo. Non da meno i bianchi: il Grecante Arnaldo Caprai, 100% Grechetto, è riuscito a conquistare la Top100 di Wine Spectator.
Una grande azienda, la Arnaldo Caprai, che custodisce un'anima green, considerando fondamentali le tematiche riguardanti la sostenibilità, la tutela e la salvaguardia dell'ambiente. Il punto di osservazione resta sempre lo stesso: cercare di comportarsi in armonia con i cicli evolutivi naturali, preservando e valorizzando il territorio in cui si opera. Per questo l'azienda ha deciso di creare un Sistema di Gestione Ambientale conforme alle normative internazionali, sviluppando un protocollo volontario territoriale di sostenibilità ambientale, economica e sociale del processo produttivo.
È in questo contesto senza pari, che nascono vini di indimenticabile stoffa, complessi ed eleganti, capaci di raccontare il meglio di tutta una regione, l'Umbria.

Dal viticoltore umbro, ambasciatore dell'Italia a Expo 2015, anche una riflessione sul particolare momento in cui stiamo vivendo:
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