Degustazione Soave in 3D

Nella tre giorni del “Soave in 3D” svoltasi a Soave qualche giorno fa, destinata ai giornalisti di settore, selezionati operatori del vino e alcuni uomini del Consorzio Vini Soave, che tutela e promuove questo bianco blasonato, fra visite nelle cantine, pranzi, cene convegni e manifestazioni di contorno, è stata presentata anche un’innovativa scheda per la valutazione delle bottiglie di Soave prodotte in questo vulcanico territorio.

Una sorta di carta d'identità per ogni vino presentato ai degustatori, più o meno esperti o presunti tali, senza riportare però nome e cognome del produttore ma solo l'annata, come è giusto che sia quando si degusta alla cieca. Obiettività di giudizio il più ampio possibile, quindi, ma ad una condizione irrinunciabile: che il vino degustato rispondesse, e riflettesse, da cinque a undici, il carattere del territorio.
Un imprinting zonale necessariamente comune ad ogni qualsivoglia tipo di Soave che di tale razza ne vanti il fregio. Bollo previsto e sancito da un disciplinare che è diventato la strada maestra essenziale del Consorzio Vini Soave e dei vignaioli di Monteforte, San Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane, Caldiero, Colognola, Illasi, Cazzano ditramigna, San Bonifacio, Roncà, Montecchia e San Giovanni Ilarione. Questi, i tredici nomi dei comuni compresi nella “Soave toponomastica” che si estende nella parte orientale dell’arco collinare della provincia di Verona, dando origine proprio a quel territorio che dovrebbe risultare immediatamente riconoscibile e riconducibile in ogni sorso di Soave DOC, DOCG e Classico, che qui viene prodotto.

Come appunto sotteso dalle prime tre valutazioni stampate nella scheda di valutazione, ideata e impaginata dagli uomini del Consorzio, per essere proposta insieme alla degustazione di 78 etichette dei diversi Soave, stappati per la maratona in 3 D. Prima questione dunque, dare risposta alla domanda sulla percezione dell'identità territoriale del vino. Risposta: semplice per quanti, esperti o meno, hanno già avuto il piacere di bere almeno per tre o quattro volte un Soave come si deve, e abbiano già incamerato nella propria memoria le caratteristiche organolettiche. Meno, ad esempio, per un potenziale appassionato del vino che arriva, ex novo, nella vulcanica terra del Soave. Vino, per carità, che non perde tempo nel farsi riconoscere con la sua marcata identità razziale ma che fatica a farsi distinguere nelle varietà suggerite dalle tecniche enologiche che ogni produttore sceglie. Soprattutto in relazione proprio alla conformità del territorio di Soave, così composito e con altitudini che vanno dalla pianura alla collina; delle sue vigne; dei palati stessi di chi lo imbottiglia e di chi lo degusta. Temi, in verità, contenuti nel secondo blocco di risposte attese dalla scheda ma non certo di facile soluzione. Specie e soprattutto ripensando a quel neofito di cui s'è detto sopra. Che, a dirla tutta, invece, si sarebbe ben trovato nell'affrontare le due questioni poste nel terzo blocco delle valutazioni richieste dalla scheda in 3D: la definizione del grado di piacevolezza e soddisfazione per il Soave. Esperienza possibile e praticabile anche senza averlo mai bevuto prima e senza essere più o meno esperti. Ecco, questa è la parte della scheda di valutazione del Soave in 3D che è piaciuta di più. Lasciando ad altri più tecnici degustatori, gli arzigogoli geologici di terreni che talora tradiscono la presenza di idrocarburi. Da molti ritenuta caratteristica olfattiva primaria, da qualche altro, incompetenza nel saper fare il vino.

Perché, checché se ne dica, sarà pur vero che il vino prima lo si fa in vigna ma dopo, lo si fa anche in cantina. E al vignaiolo/contadino, per primo, si deve far saper che aromatici o alifatici che siano, gli idrocarburi non sono fra i portatori preferiti di piacevoli sentori. Meglio concentrarsi su come conservare la sua delicatezza e sobrietà nell’esprimere profumo di fiori di campo, con note di agrumi, di rododendro, felce e rosa. Armonico, gentile e puro anche alla degustazione, quando, alle note minerali, accompagna un deciso tono aromatico con lievi sfumature di gelsomino e ciliegia. Non ultimo un sentore, piacevolemente amarognolo, che ricorda la mandorla. Patrimonio, quest’ultima, dell’uva Garganega che, nel Soave di classe, viene usata al 100%. Con risultati straordinari anche se la Garganega è un'uva facile ma non al punto di subire ogni qualsivoglia tipo di trasformazione. Uva generosa con buccia spessa che proprio per questo va attesa nella sua maturazione completa e non forzandola ai voleri del mercato. Una nota stonata che per fortuna sembra ormai passata e certo non si concilia più con lo stato di salute di questo uvaggio e del Soave vino che, fra i declivi veronesi, si mette in bottiglia. Per il piacere dei sensi.


m.st
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12/05/2013
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