Infowine9.11: Cambiamento climatico, Simei, Blink Up

Cambiamento Climatico per la viticoltura italiana

Il cambiamento climatico è in atto, e coinvolgerà anche la viticoltura italiana. Ma va gestito con gli strumenti giusti, senza allarmismi e catastrofismi. Il pensiero di agronomi e climatologi sul “The Future of Wine” dal “Merano Wine Festival”

Il riscaldamento del pianeta colpirà anche la viticoltura, ma fenomeno da gestire senza catastrofismo. Il clima sta cambiando: climatologi, meteorologi ed esperti del settore sono d’accordo sul fatto che in un futuro prossimo ci sarà un clima differente rispetto ad ora. E questo coinvolgerà anche la viticoltura. Ma di qui a cedere a catastrofismi ed allarmismi secondo cui sono a rischio, se non condannate a sparire, intere aree vinicole, ce ne passa. “Numerosi studi confermano che la temperatura si sta alzando - conferma Daniele Izzo, climatologo e meteorologo di Epson meteo e volto noto del meteo di Mediaset dal convegno “The Future of Wine” del “Merano Wine Festival” - in poco più di un secolo siamo stati testimoni di un innalzamento medio della temperatura di quasi un grado. Se è vero che questo trend (come dimostrano gli studi) è destinato a proseguire anche nei prossimi anni, ci troveremo davanti ad uno scenario dove anche la coltivazione della vite, nei luoghi ora più vocati, può andare incontro a delle difficoltà. Ma - conclude - è di fondamentale importanza non trasformare il giustificato allarmismo in catastrofismo. I dati che descrivono gli scenari futuri vanno letti e interpretati dando loro il giusto peso scientifico, perché hanno ancora dei limiti derivanti dall’imperfetta conoscenza del sistema climatico”.
Ma qualche segnale di allarme già arriva da vari studi a livello internazionale. I modelli RCP (Representative Concentration Pathways) , dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Changing) proiettano un futuro buio per la viticoltura italiana. Secondo questi modelli, infatti, “nel 2050 il 20% dei vigneti delle zone classiche italiane sono a rischio”.
“Dobbiamo adattarci a questi cambiamenti climatici - avverte Stefano Chioccioli, agronomo ed enologo - un aumento di questa portata in Europa dovrebbe avere effetti profondi sulla viticoltura. Ad esempio i margini di idoneità della viticoltura che, di questo passo, si sposterà sempre più a nord. Spostando la possibilità di produrre vino di 10-30 km (a Nord) per decennio. Non che la viticoltura scomparirà dai nostri territori - conforta - ma dovremo mettere in atto alcuni adattamenti. Questo surriscaldamento porterà ad un anticipo delle fasi fenologiche e in particolare sulla maturazione e raccolta. Ad una raccolta anticipata, dovremo poi far seguire uno spostamento delle viti in zone dove il clima è più mite. Il problema si vedrà dove la viticoltura è di più antica tradizione. In questi territori dovranno essere applicate alcune innovative tecniche agronomiche, lavorando dunque su un uso più consistente di “cover-crop” in vigna, quindi inerbimenti permanenti e semi permanenti o colture da sovescio. O lavorazioni del terreno superficiali e profonde, o irrigando di più i terreni. Insomma - conclude - in attesa di cambiamenti climatici che mettano a rischio l’esistenza stessa dei vigneti, il viticoltore ha degli strumenti di fine-tuning per consentire ai propri vigneti ancora una certa sopravvivenza, anche se non priva di cambiamenti sostanziali in termini di piattaforma ampelografica”.
“Io non sarei così drammatico - conforta l’agronomo ed enologo Gianni Menotti - le tecnologie e le esperienze che abbiamo in mano sono adatte a poter supportare questi cambiamenti. Non arriverei a forme ossessive nei confronti di questo clima che sta cambiando. La vite è una pianta che si adatta ai climi aridi, saprà rispondere da sola a queste problematiche. Basti pensare che in questi anni di gran caldo, abbiamo avuto prodotti di alta qualità. Paradossalmente i risultati peggiori si sono avuti nel 2014 quando c’è stato più freddo ed acqua. Se sappiamo organizzarci nel soddisfare le esigenze della vite. La vite si adatterà e darà risposte positive”.
Ma già alcune realtà “corrono ai ripari”. Come ammette Filippo Carletti, responsabile dei programmi di ricerca e sperimentazione della cantina leader del Sagrantino di Montefalco Arnaldo Caprai: “noi stiamo facendo degli esperimenti in vigna, anche se il singolo viticoltore può fare ben poco. Diverso l’approccio che si può ottenere a livello territoriale, andando a ricercare le migliori cultivar che più si adattano ai climi differenti rispetto alle coltivazioni tipiche delle aree di produzioni attuali. Dobbiamo studiare ed applicare in modo più sistematico le più innovative tecniche di coltivazioni e i sistemi di gestione agronomica. Come le prove di potatura invernale a diverse epoche, prove di cimatura a diverse intensità, prove sperimentali di applicazione di reti oscuranti con diverse proprietà di schermanti sulla fascia dei grappoli ...”.

Interessante aggiornamento e dibattito sui tem della sostenibilità e analisi sensoriale

Il 3 e il 4 novembre al Centro Congressi di Fiera Milano Rho, relatori internazionali si sono confrontati sull’importanza dell’analisi sensoriale per il settore vitivinicolo, gli strumenti e le tecniche a disposizione delle aziende vinicole e la correlazione con il tema della sostenibilità.

SIMEI 2015, il Salone Internazionale Macchine per Enologia e Imbottigliamento organizzato da UIV, Unione Italiana Vini, in corso in questi giorni a fiera Milano Rho, si è confermata la piattaforma ideale per un serio e professionale confronto sul tema, sempre più attuale e sentito dagli operatori del settore, della sostenibilità di filiera in relazione anche all’analisi sensoriale. Si sono svolti due congressi di alto profilo, il primo dal titolo “Sustainability as a tribute to wine quality”, tenutosi nel pomeriggio della prima giornata della manifestazione, e il secondo con focus su “Discover the sensory factors”, per l’intero giorno successivo. Entrambi gli appuntamenti sono stati patrocinati da OIV- Organisation internationale de la vigne et du vin, CEEV - Comité Européen des Entreprises Vins - e FIVS - Fédération Internationale des Vins et Spiriteux.

Molti i relatori che si sono avvicendati per portare all’attenzione dei numerosi partecipanti entrambi i contenuti, affrontati e dibattuti nel corso dei due eventi clou di questa 26esima edizione, aperti dal Presidente di Unione Italiana Vini - Domenico Zonin che ha affermato “ Oggi siamo ancora una volta qui, tra operatori e associazioni internazionali, per parlare di sostenibilità. Parlare di vino buono, significa parlare di vino "sostenibile", e con questo intendiamo sviluppare un concetto olistico e completo. Non possiamo considerare la sostenibilità come un concetto astratto, poiché crediamo faccia parte di un movimento sociale che ha a che fare con la cultura e con la storia. UIV oggi conferma il proprio impegno nel coinvolgere in questo tavolo di discussione i più importanti stakeholder della filiera del vino: produttori, fornitori di servizi, operatori coinvolti in progetti di sostenibilità, consumatori.”

Al primo appuntamento, prosecuzione del filone della sostenibilità, focus di SIMEI 2013, Ettore Capri – Professore Straordinario in Chimica Agraria Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza e Direttore del Centro Ricerche OPERA, insieme a Ulrich Fisher – Professore Universitario, Dipartimento di Viticultura ed Enologia Kompetenzzentrum Weinforschung DLR Rheinpfalz, Neustadt, e con il contributo video di Anita Oberholster - Dipartimento di Enologia e Viticultura della UC-Università della California, Davis, hanno fornito lo stato dell’arte sul concetto di sviluppo sostenibile per l’industria vitivinicola e il suo impatto sulla crescita economica e innovazione ecologica, con una creazione di  valore per tutta la filiera.

Altri relatori, tra cui Allison Jordan - Vice President Environmental Affairs for Wine Institute and Executive Director California Sustainable Winegrowing Alliance e membro del Gruppo Sostenibilità di FIVS, Jean Claude Ruf - Scientific Coordinator OIV, Ignacio Sanchez – General Secretary EU/CEEV, hanno invece argomentato l’importanza dell’approccio olistico alla sostenibilità vinicola.  Patricio Parra – General Manager Consorcio Vinos de Chile ha poi riassunto il tema della sessione affermando che “la vera sfida è tradurre le dichiarazioni in gestione pratica, per questo sono cruciali i processi di decision making e di chiarezza e trasparenza nella comunicazione con tutti gli stakeholder”.
 
A seguito di questi interventi si sono tenuti i tavoli tematici coordinati da altre figure di spicco del settore, come Lucia Bailetti, Direttore Centro Italiano di Analisi Sensoriale, Osvaldo Failla – Professore Associato Dip. di Scienze agrarie e ambientali, Università degli Studi Milano, Mike Veseth – Wine Economist and Economic Professor University Puget Sound,  e  Karissa Kruse – President Sonoma County Winegrape Commission.

Il pomeriggio si è concluso con un interessante collegamento in video conferenza con Roger Boulton – Department of Viticolture and Enology, University of California, Davis, che ha presentato l’ormai notissima cantina sostenibile Jess Jackson Winery, esemplare caso di successo caratterizzata da molte peculiarità tra cui un bilancio idrico positivo.

Un’originale formula interattiva questa, rodata con successo lo scorso SIMEI 2013, in base alla quale al termine di ogni sessione di lavoro si tiene una sorta di talk show, in cui tutti i presenti possono intervenire in merito ai contenuti trattati, interagendo direttamente con i relatori, e aderendo a un’indagine sul livello di coinvolgimento al focus, in questo caso, della sostenibilità e analisi sensoriale.

Il secondo Congresso, conclusosi ieri sera, ha introdotto gli interrogativi focus della giornata: quale la corretta definizione di buon vino? Quale la rilevanza della qualità del vino, e come può essere misurata questa qualità? “Sensory analysis is a scientific discipline” ha dichiarato Zonin, all’apertura dei lavori.

Il primo intervento è stato in video, da parte sempre di Anita Oberholster, seguito da quello di Ulrich Fisher che ha parlato delle tecniche sensoriali applicate per capire i gusti dei consumatori e gli elementi fondamentali della “Sensory Toolbox”: test, analisi descrittiva, metodi di analisi che tengono conto del fattore tempo nella degustazione, della definizione di qualità del vino dal punto di vista sia dei consumatori che degli esperti dall’altra.

Durate la mattinata si sono poi susseguiti, Jennifer Jo Wiseman, Vice President Consumer and Product Insights della californiana E. & J. Gallo Winery e Carol Karahadian, Director Product and Process Technology and Sensory di Starbucks, che hanno descritto come l’analisi sensoriale viene efficacemente applicata nelle rispettive realtà aziendali per sviluppare al meglio il prodotto, in modo che venga apprezzato il più possibile dai target di riferimento.

“Sensory experience drives decisions” ha affermato Jennifer Jo Wiseman. Sempre nella mattinata Jessica L. Ginger, Member Operations and Implementation Manager di The Sustainability Consortium, ha presentato la propria organizzazione che opera in ambito globale per fornire dati e risorse in tema di sostenibilità ai propri membri, evidenziando che “Identificare opportunità per implementare maggiori pratiche sostenibili non deve escludere l’analisi sensoriale, anzi, queste pratiche potrebbero includerla”.

Nel pomeriggio, con la formula dei tavoli di lavoro, si è dibattuto dell’analisi sensoriale come importante strumento per lo sviluppo e valorizzazione delle peculiarità regionali dei vini e di quali sono i fattori sensoriali più apprezzati dai consumatori nelle diverse regioni. Si è affrontato, inoltre, il tema del neuromarketing applicato al settore vitivinicolo per comprendere e valutare le reazioni emozionali dei consumatori.

Il vino è comunicazione con Blinkup

Un focus dedicato all’azienda milanese e al suo concetto di flessibilità, nuova partner di VinieVino per la comunicazione attiva.

Abbiamo a cuore i valori del territorio e vogliamo rendervi parte attiva del nostro mondo, è questo il motivo della nuova partnership con Blinkup.

L’azienda milanese, infatti, ha deciso di puntare alla vera essenza del mondo digital (web) e alla sua flessibilità.
Il logo “attivo” si adatta in ogni situazione e ad ogni refresh della pagina cambia tutto: 6 variabili di colore, sfondo e creatività. La frase in home page, inoltre, è aggiornata giornalmente perchè per Blinkup è importante far capire ai suoi clienti che nulla è immutabile, ma ci sono margini di miglioramento ogni giorno.
Un dinamismo che sfruttato al meglio può fidelizzare utenti e clienti, ed è proprio questa la nostra mission.
Non vi resta che dare un occhio al loro sito, e non dimenticatevi di aggiornare la pagina e scegliere la combinazione di colori che più vi piace: www.blinkup.it