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Vino, il racconto dà valore al brand

Al Wine2wine di Verona le nuove tendenze per promuovere le aziende e i prodotti italiani Social, blog e video servono a coinvolgere il consumatore

Se è vero che non basta la sola pubblicità per promuovere un prodotto, non è sufficiente nemmeno limitarsi a raccontare una storia. Ciò che può fare davvero la differenza nel rafforzamento di un brand, nel dare vita a un marchio generando una connessione emotiva e cognitiva con il consumatore, è lo storytelling declinato secondo le nuove esigenze del mercato. Termine tanto affascinante quanto abusato e un po' sfuggente nella sua accezione più piena, lo storytelling prevede sì una narrazione, ma veicolata in una modalità capace di immergere il consumatore nel vissuto dell'azienda e del prodotto che si promuove. Per farlo, in questo preciso momento storico non si può prescindere da tre strumenti: social, blog e video. Sono questi alcuni degli spunti emersi al Wine2wine di Verona, dove gli specialisti del settore hanno fatto il punto sulle nuove tendenze di racconto (e promozione) del vino e più in generale del food italiano. Secondo Timothy O'Connel di Vinitaly Wine Club, «occorre trasformare la scheda tecnica di una bottiglia in una storia affascinante, è questo che chiedono i consumatori, in particolare nordamericani». Fare storytelling significa quindi «trasferire questo bene di consumo in tutta la sua irripetibile unicità all'interno di un lifestyle», senza dimenticare che allo storytelling diretto e tradizionale (fatto di eventi, wine casting e visite in cantina) va affiancato quello digitale. E proprio lo storytelling su social, blog e video è ciò che ha contribuito al successo di Giallo Zafferano (giallozafferano.it), il seguitissimo portale di ricette acquisito nel 2009 da Banzai Media e che oggi vanta qualcosa come 2 milioni di visite al giorno. Fabrizio Grea, head of business development di Banzai Media, è convinto che «la vera forza dello storytelling sia quella di fare emergere la fiducia nel consumatore, suscitare in lui curiosità e voglia di coinvolgimento in ciò che gli viene proposto». In questo senso, un interessante esperimento lanciato il 6 ottobre scorso da Wine Dreamers e altri operatori è VinoCult (www.vinocult.it), sito web pensato per proporre abbinamenti di vino e cibo suggeriti da sommelier così da educare il consumatore a una migliore fruizione. Come spiegato da Andrea Di Curzio di Wine Dreamers, «il portale è pensato per fare cultura del vino italiano all'estero, una sorta di attività pre-commerce per preparare il terreno alla vendita spiegando ai consumatori americani, per esempio, quale bottiglia scegliere per il loro pranzo a base di tacchino in occasione del Thanksgiving Day». Nicole Poggi, giovane consulente di branding, export e business development e autrice del libro Un anno in Romagna (Guido Tommasi Editore), ha invece all'attivo un interessante lavoro di re-branding fatto con Podere dal Nespoli, cantina delle colline romagnole. Partendo dalla definizione di identità e valori dell'azienda (con la domanda: quale promessa viene fatta ai consumatori?), Poggi ha acceso i riflettori del marketing non più sul prodotto bensì sulla storia e le emozioni da trasmettere. Tuttavia, «la storia da sola non basta», è il suo messaggio. E questo perché serve una metodologia: la storia va infatti inserita in una strategia di branding, di posiziona-mento, vendita e promozione. «E per raccontare la storia di un'azienda o di un prodotto bisogna raccontare la storia di un territorio» dando frutto a creatività e fantasia. Lei, per esempio, per promuovere i vini romagnoli si è inventata i corsi di piadina negli Stati Uniti oppure la pubblicazione di immagini evocative come quelle dei cappelletti utilizzati al posto degli scacchi.

 

GIOVANNI BUCCHI

fonte: ItaliaOggi

Dall’inizio del 2016 le calorie dei vini prodotti saranno a disposizione dei consumatori

Treasury Wine Estates anticipa tutti, anche la burocrazia: dall’inizio del 2016 le calorie dei vini prodotti dal gigante del vino saranno a disposizione dei consumatori, aspettando che il Parlamento Europeo legiferi sulla nuova etichetta del vino

Al Parlamento Europeo, ormai dall’inizio dell’anno, è sempre più insistente la richiesta per i produttori enoici di introdurre in etichetta, per legge, l’apporto calorico dei vini in commercio. In attesa di una legge che definisca, una volta per tutte, cosa debba finire in retro etichetta, uno dei big del vino a livello mondiale, Treasury Wine Estates, ha deciso di anticipare le cose, e di fornire comunque le calorie di tutta la gamma di vini che produce, come racconta il magazine Uk “The Drinks Business” (www.thedrinksbusiness.com), per permettere ai consumatori di avere tutte le informazioni necessarie per l’acquisto giusto.

Prima di Treasury Wine Estates, che raccoglie una sfida che arriva in modo particolare dal mondo dei consumatori, un altro gigante del wine & spirits aveva fatto la stessa promessa, Diageo, non tanto per il comparto vino, quanto per il settore degli spirits, dove, oltre alle calorie, dovrebbero essere indicati anche altri aspetti nutrizionali. È comunque importante sottolineare che le calorie saranno fornite non direttamente in etichetta, ma su un sito web dedicato, segnalato in etichetta, per tutti i vini in commercio dal 2016, a partire dal mercato europeo per continuare poi con quello di America, Asia ed Australia.
“Ci rendiamo conto che i consumatori sono sempre più interessati ad accedere ai dati sul contenuto calorico, ritenuti importanti per fare scelte consapevoli allo scaffale - ha spiegato TWE general manager per l’Europa di Treasury Wine Estate Dan Townsend - e noi abbiamo un peso importante, i nostri vini sono venduti in oltre 70 paesi, per questo crediamo che un impegno a fornire queste informazioni sui nostri marchi sia un passo positivo, che porta l’industria del vino a rispondere agli interessi dei consumatori”.

Fonte: Winenews

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