Infowine6.10: Nomisma, James Suckling, Bag-in-box

WineMonitor/Nomisma: vini presenti in carte dei vini dei ristoranti stellati d’Italia

WineMonitor/Nomisma: l’Amarone della Valpolicella è il secondo vino rosso più presente in carte dei vini dei ristoranti stellati d’Italia, dietro al Barolo, e, a pari merito, con il Brunello di Montalcino, entrambi presenti in carta nell’86% dei casi

Secondo il focus realizzato da WineMonitor/Nomisma su un campione di 96 ristoranti stellati italiani, l’Amarone della Valpolicella è il secondo vino rosso più presente in carta, dietro solamente al Barolo, e, a pari merito, con il Brunello di Montalcino, entrambi presenti in carta nell’86% dei casi.

“Il dato - commenta la direttrice del Consorzio Valpolicella, Olga Bussinello - è importante perché per noi è la cartina di tornasole del valore del brand Amarone, un vino che deve essere simbolo di esclusività e alta qualità. Sul fronte dei mercati esteri, crescono i valori dei Rossi Dop Veneto, nella stragrande maggioranza rappresentati dalla Valpolicella. Nel Regno Unito è del 30,5% l’incremento nei valori del primo semestre sullo stesso periodo 2014, e anche la crescita in Germania, primo mercato di destinazione, è in doppia cifra (+15,6%). Molto bene i Paesi Terzi, con gli importanti sbocchi di Svizzera (+8,3%), Canada (+6,6), Usa (+2,4%) e Svezia (+1,4%) e con gli emergenti in impennata (Cina, +83,7%, Giappone, +16,1%), a eccezione della Russia (-23,5%).
“Secondo le elaborazioni di WineMonitor - ha concluso Olga Bussinello - i primi 8 mercati di destinazione del vino mondiale (Usa, Regno Unito, Canada, Svizzera, Giappone, Germania, Cina e Russia) rappresentano per i Rossi Dop Veneto una quota del 63,2%, con una crescita in valore del 10,9% nel primo semestre 2015”.

BRUNELLO DI MONTALCINO: James Suckling assegna 100/100 a sei produttori E BEN 21 VOTI SOPRA I 95/100

Continua il momento positivo per il Brunello di Montalcino che con le prime valutazioni sulla Riserva 2010 conferma l’ottima qualità dell’annata in commercio da quest’anno. James Suckling, prestigioso rappresentante della critica enologica internazionale e curatore del sito www.jamessucklig.com , ha assaggiato in anteprima 70 Brunello di Montalcino Riserva 2010, assegnando il massimo del punteggio (100/100) a 6 etichette e numerosi punteggi sopra i 95/100.

Suckling ha giudicato di “enorme qualità” i vini assaggiati, a conferma dell’enorme successo qualitativo dell’annata 2010 e come sottolinea Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino “Questo è un ulteriore e prestigioso riconoscimento che viene dato alla Denominazione e a un brand che è sempre più sinonimo di qualità a livello internazionale. Vorrei anche sottolineare che, oltre ai sei 100/100, ben 21 etichette superano i 95 punti, un traguardo eccezionale per questo territorio e premiante per dei produttori di eccellenza”.

I 100/100 assegnati da Suckling sono:

  • ASSUNTO BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA
  • CASANOVA DI NERI BRUNELLO DI MONTALCINO CERRETALTO
  • CIACCI PICCOLOMINI D’ARAGONA BRUNELLO DI MONTALCINO VIGNA DI PIANROSSO SANTA CATERINA D’ORO RISERVA
  • RENIERI BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA
  • SAN FILIPPO BRUNELLO DI MONTALCINO LE LUCERE RISERVA
  • VALDICAVA BRUNELLO DI MONTALCINO MADONNA DEL PIANO RISERVA

Bag-in-box, le vendite in Europa

Non sono solo gli scandinavi ad amare questo tipo di packaging. In altri Paesi, come la Francia e il Belgio, si stanno registrando tassi di crescita sorprendenti. Anche nel settore Horeca

Avrà poco sex appeal, ma il bag-in-box sta conquistando sempre più mercati, anche quelli che siamo abituati a pensare come tradizionali, per esempio la Francia. Il vino racchiuso in sacche di alluminio ricoperte da cartone sta ottenendo infatti molti consensi, forse persino inaspettati, per molteplici fattori. Lo dimostra un’analisi condotta da FranceAgrimer, braccio statistico del ministero dell’Agricoltura francese, su dati delle vendite al dettaglio fino al 2014. Nei principali Paesi amanti del vino si evidenzia un sensibile incremento dei fatturati legati a questa tipologia di confezioni che, contenendo 3 o 5 litri di vino, piacciono non solo ai consumatori finali, per un motivo di risparmio economico, ma anche al settore horeca, visto il cambiamento nei consumi, soprattutto in un’Europa in crisi da sette anni, che porta sempre più a una richiesta di vini al calice, o in caraffa (specie in Francia), invece che nella bottiglia intera.

Tra i dati emersi dallo studio FranceAgrimer, il bag-in-box ha mostrato tassi di crescita sorprendenti in Paesi come la Francia, il Belgio e la Danimarca, arrivando a quote di mercato rispettivamente del 36%, 32% e 41% sul totale vendite di vini. Cifre assai interessanti, a scapito delle bottiglie in vetro, che negli stessi anni invece vedono decrescere la propria quota.
Un caso a sé è il Regno Unito, che resta prevalentemente orientato alle bottiglie da 0,75 litri (89,7%), mentre il vino sfuso in Bag in Box è relegato a un 8,3% delle vendite.
In controtendenza rispetto a questa crescita del box, e uscendo dall’Europa, è l’Australia, dove in passato il BIB aveva raggiunto il 70% del mercato, mentre oggi è al 33%, un’erosione avvenuta per lo più a vantaggio della classica bottiglia in vetro, che nel 2013 ha raggiunto il 66% di vendite.

Nell’articolo integrale, corredato di grafici  e tabelle, uscito sul numero 30 de Il Corriere Vinicolo, le quote di vendita retail (2014) di Regno Unito, Australia, Belgio, Germania, Francia e Danimarca, suddivise tra bottiglie di vetro da 0,75 litri, bag-in-box e altri contenitori.