Infowine30.10: Brettanomyces, fondi vigneti, Cina-Hong Kong

Brettanomyces, vecchia conoscenza, nuove acquisizioni

OENO Brett : La soluzione di Laffort
Sempre più oggi si cerca di evitare o comunque ridurre l’impiego di solforosa e malgrado il suo impiego uno sviluppo accidentale di Brett può verificarsi comunque. In tal caso di estremo interesse ed efficacia risulta l’impiego di OENOBRETT.

Si tratta di prodotto specifico per il controllo del  Brettanomyces, messo a punto da Laffort. E’ formulato a base di chitosano e di preparato enzimatico beta-glucanasi. La sua efficacia è stata dimostrata e confermata in diverse prove dimostrative ed applicazioni, utilizzando il formulato alla dose di 10 g/hl, popolazioni anche consistenti di  Brettanomyces vengono decimate nel giro di 8 – 10 gg evitando così la produzione o l’ulteriore accumulo di etil fenoli.
Anche di fronte ad una popolazione importante, di 10 5 UFC un trattamento con 10 g/hL di Oenobrett porta ad un drastico abbattimento  della popolazione e l’eventuale popolazione residua si dimostra non essere più in grado di indurre aumento di etil-fenoli.
Inoltre si è osservato che se, il vino non travato dopo trattamento che resta a contatto con il residuo di Oenobrett, va accidentalmente incontro ad una ricontaminazione, non si registra comunque nessun sviluppo della popolazione inquinante, che resta sotto controllo, così come la concentrazione di etil-fenoli che non subisce nessun incremento.
Nonostante la sua efficacia sia conclamata, il suo meccanismo d’azione sui microrganismi non è ancora del tutto chiaro, così come la tipologia di microrganismi coinvolti nella sua azione.
E’ tuttavia chiaro che l’avvio di una FML risulta pressoché impossibile dopo l’impiego del chitosano, anche a distanza di 6 mesi è ancora difficile se non impossibile, far partire una malo-lattica pur operando un consistente inoculo di batteri.
La filtrazione sterile così come la pastorizzazione dei vini sono metodi efficaci per eliminare le cellule di  Brettanomyces nell’immediato. Il problema consiste invece nel fatto che il vino così trattato si dimostra molto sensibile a un’eventuale ricontaminazione. Sembra che il vino così trattato, libero da ogni popolazione microbica, avendo la nicchia ecologica completamente sgombra diventi facile preda del primo microrganismo che si presenta, che spesso in questa fase è proprio il Brett . Per questo detti trattamenti, se e quando ritenuti necessari, vanno confinati alle ultime fasi prima dell’imbottigliamento, quando i rischi di ricontaminazione sono veramente limitati."

Studio dedicato a Oenobrett

Scheda Prodotto Oenobrett
Scheda Tecnica Oenobrett


 

VIGNETI: RADDOPPIA LA SPESA PER LA RISTRUTTURAZIONE

La spesa media per la ristrutturazione dei vigneti è passata dagli 82 milioni del pediodo 2001-07 agli attuali 160.000

 Dal 2009 forte accelerazione della spesa media per la ristrutturazione che è passata da 82 a 160 milioni Il restyling dei vigneti raddoppia Cresciuti importi e tipologie di intervento finanriabili - Una «febbre» estesaatutta Europa Con la chiusura dell'anno finanziario 2015, a metà ottobre, il nuovo programma nazionale di sostegno 2014-2018 è entrato nel vivo confermando, anzi addirittura rafforzando, il ruolo della ristrutturazione e riconversione dei vigneti come principale misura di sostegno al settore. Poco la separa ormai dall'assorbire la metà dei fondi europei che arrivano attraverso il programma. Negli ultimi due anni se ne è ritagliata il 48-49 per cento, contro il 30-35 per cento registrato all'esordio del precedente quinquennio programmato-rio, nel 2009-2011, quando i vecchi interventi di mercato catalizzavano ancora l'attenzione del settore. Certo la ristrutturazione e riconversione non è stata l'unica misura ad attrarre la fetta di risorse aggiuntive che si sono liberate con la fine delle misure di arricchimento e di distillazioni dei vini dal programma. Lo stesso hanno fatto la promozione nei paesi terzi e gli investimenti, oltre che l'assicurazione del raccolto e la vendemmia verde. Ma mentre queste altre misure erano delle novità per il settore, non essendo mai state previste dall'Ocm prima del L'INCIDENZA DELLA MISURA (Percentuale sul budget totale) 34,8 3 29,51,9 2009 2010 2011 2009, la ristrutturazione e riconversione (e ancor più la distillazione dei sottoprodotti) poteva vantare una storia già abbastanza lunga. L'Unione europea ha infatti sovvenzionato per la prima volta il restyling dei vigneti, così come lo conosciamo, nel 2001. Insomma, quindici anni di applicazione non hanno tolto smalto a uno strumento finanziario che i produttori vitivinicoli italiani continuano ad utilizzare per cambiare varietà, collocare gli impianti in posizioni più adeguate, migliorare le tecniche di coltivazione, in altri termini, intervenire sulle caratteristiche strutturali dei propri vigneti. Ma quante risorse si riescono a smuovere in questo modo? Dal 2001 al 2008, quando ancora veniva applicata direttamente dalla Ue, la misura ha fruttato all'Italia annualmente aiuti per un valore totale compreso tra i 96 e i 124 milioni di euro. Invece con l'entrata nella programmazione nazionale, dal 2009 ad oggi, gli stessi importi sono raddoppiati da 82 milioni ad oltre 160 milioni di euro, raggiungendo così il massimo storico. In 46,2 46,4 2012 2013 47.9 2014 2015 quest'ultima fase, in particolare, a spiegare l'aumento della spesa è stato anche il cambiamento delle modalità con cui la ristrutturazione e riconversione viene applicata a livello nazionale. L'Italia ha infatti progressivamente incrementato, l'ultima volta nel 2014, la soglia massima imposta al pagamento degli aiuti per ettaro. Lo ha fatto per tener conto degli aumentati costi di ristrutturazione del vigneto, e anche della più ampia gamma di operazioni realizzabili. Non bisogna dimenticare infatti che a partire dal 2014 è possibile finanziare con questa misura anche gli impianti di irrigazione, i terrazzamenti e i muretti, in precedenza a carico dei PSR. Per questo, a conti fatti, l'aiuto ad ettaro effettivamente erogato in Italia è cresciuto, passando in media dai quasi 8.200 euro del 2009 agli 11.600 euro del 2014. A livello regionale, dopo che nel 2015 la Liguria ha riportato il suo finanziamento nell'alveo dell'Ocm (dal 2010 al 2014 l'aveva posto a carico del Psr), solo la Valle d'Aosta continua a non attivare la misura. Invece il primato della spesa va da un paio di anni indiscutibilmente alla Sicilia, che distanzia Veneto, Puglia e Toscana e, ancor più, Emilia-Romagna. In queste cinque regioni finiscono storicamente circa i due terzi del sostegno alla ristrutturazione e riconversione. Va poi aggiunto che anche nel resto d'Europa l'orientamento è analogo. Solo tre paesi nel 2014 hanno destinato a questa misura meno della metà della spesa del programma (Austria e Francia il 36% e la new entry Croazia il 46%). Tutti gli altri, invece, gli hanno riservato la quota preponderante delle risorse disponibili. E tra loro non ci sono solo i produttori dell'Est europeo (in Romania e Bulgaria ha inciso addirittura per il 99% sulla spesa complessiva), ma anche quelli del Mediterraneo, come la Spagna (con una quota del 59%) e la Grecia (55%), e del Nord Europa, come la Germania (58%). Insomma, tutti i paesi sono consapevoli del fatto che partire dal vigneto è essenziale per adeguare l'offerta alle richieste del mercato, assicurando competitività ai propri vini.

fonte: Sole24Ore

 

L’Italia all’Hong Kong International Wine & Spirits Fair

L’Italia all’Hong Kong International Wine & Spirits Fair (con Vinitaly International, 5-7 novembre) per invertire il trend negativo del 2015 in Cina e ad Hong Kong. Dove le importazioni di vino, nel complesso, crescono. Focus - Il Chianti in Asia

Coltivare la ripresa del mercato del vino asiatico, Cina ed Hong Kong in primis, che nella prima metà dell’anno ha registrato un trend di crescita diffuso nelle principali “piazze”: ecco la mission dell’Hong Kong International Wine & Spirits Fair, uno degli appuntamenti più importanti del beverage nel Continente, di scena dal 5 al 7 novembre nell’Hong Kong Convention & Exhibition Centre (http://goo.gl/rwh2tH). Dove gli espositori di tutto il mondo, Italia inclusa (“Partner Country” 2015 sarà il Portogallo), arrivano per approfittare di una nuova vitalità, confermata da più parti, guardando sia al grande mercato cinese, dove il commercio di vino, nel 2014, secondo Euromonitor, ha toccato i 48,1 miliardi di euro, +116% in 5 anni (e, con una crescita stimata, dell’6,1% all’anno fino al 2018), che in quello più piccolo in volumi, ma più maturo, di Hong Kong. Mercati che, in entrambi i casi, hanno visto una crescita anche delle importazioni nel primo semestre 2015, come spiegano i dati di “Wine by Numebers” di Unione Italiana Vini. La Cina, per esempio, ha importato 142,7 milioni di litri di vino imbottigliato (+7,5% sul 2014) per un valore di 655 milioni di dollari (1,9%). Con la Francia che rappresenta sempre il leader nei vini importanti, con 57 milioni di litri (+3,2%) per 258 milioni di dollari (-8%), ma dove la crescita è stata tirata dall’Australia, con 19,7 milioni di litri (+20,3%) per 171 milioni dollari (+50.8%). E cresce anche il mercato di Hong Kong, con 28 milioni di litri importanti (+13,5%) per 626 milioni di dollari (+21,5%). In questo quadro, però, l’Italia stenta: in Cina rimane dietro a Francia, Australia, Cile e Spagna in volume e valore, con i primi 6 mesi dell’anno che visto le esportazioni di vino imbottigliato dal Belpaese fare - 0,5% in volume (9,3 milioni di litri) e -18,8% in valore (34,4 milioni di dollari), mentre ad Hong Kong il Belpaese ha visto crescere le quantità del 24,3% (1,5 milioni di litri) ma ha perso il -14,9% in valore (13,2 milioni di dollari).
Il Belpaese, dunque, sarà ad Hong Kong per cercare di invertire questa tendenza negativa (che, peraltro, sembra già essere cambiata in Cina, dove elaborazioni provvisorie di Unione Italiana Vini e Ismea su dati China Custom parlano di un +23% in volume e +27% in valore dei vini italiani imbottigliati in Cina nei primi 9 mesi del 2015 sul 2014, con le importazioni complessive nel Paese arrivate a 1,3 miliardi di euro, +60%, ndr), sotto la regia di Vinitaly International (http://goo.gl/BUz0vq), con alcune delle più importanti griffe dell’Italia enoica e consorzi come quelli della Valpolicella e del Chianti, dei Vini del Piemonte e Piemonte Land of Perfection, dei Vini Piceni, ma anche con l’Enoteca Regionale Emilia Romagna ed il Movimento Turismo del Vino Puglia, ma anche con i seminari della Vinitaly International Academy diretta da Ian d’Agata, insieme ai primo “Wine Ambassadors” formati dall’Academy ad Hong Kong, con master class dedicate, tra le altre cose, a Chianti, Alto Adige, Trentodoc (con Ferrari), Ripasso e Amarone della Valpolicella, vini del Veneto e dell’Emilia Romagna.

Focus - Non solo Hong Kong per il Chianti, in tour verso Oriente anche ad Osaka, Tokyo e Singapore
Per il Consorzio Vino Chianti, uno dei più grandi ed importanti d’Italia, quella di Hong Kong rappresenta solo la prima tappa del suo tour in Asia, ormai all’edizione n. 4, perché dopo l’International Wine & Spirits Fair, sarà di scena anche in Giappone, ad Osaka e Tokyo, e poi a Singapore, insieme ai consorzi delle maggiori menzioni geografiche specifiche (Colli Fiorentini, Rufina, Colli Senesi), per comunicare una Toscana più unita che mai (www.consorziovinochianti.it).
“Presentarsi in questo modo aggregato - spiega Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti - non può che giovare alla denominazione. Gli operatori che ci verranno a trovare, si troveranno di fronte ad una varietà di Chianti rappresentativi di ciò che questa regione può offrire: una promozione della Denominazione che avrà ricaduta su ogni singola azienda della filiera. La nostra denominazione, rappresenta da sempre il made in Italy, che tutto il mondo c’invidia e dobbiamo essere pronti ad affrontare questi mercati: il bacino asiatico sta diventando infatti un importante e strategico sbocco per il vino italiano”.
Tre Consorzi che hanno molto da raccontare: il Consorzio Chianti Colli Fiorentini nasce nel 1994 e rappresenta ad oggi la quasi totalità della produzione con 27 aziende associate; il Consorzio Chianti Colli Senesi, fondato il 21 febbraio 1977, ha effettivamente iniziato l’attività nel 2001, con una bella realtà di 300 soci; il Chianti Rufina, fondato nel 1980 ed oggi composto da 20 aziende, costituisce la più piccola delle sette sottozone.
Dopo Hong Kong dal 5 al 7 novembre, dunque, anche con due degustazioni guidate da JC Viens, giornalista e storyteller di stanza nel mercato asiatico, sarà la volta del Giappone, con le città di Osaka (30 novembre) e Tokyo (1 dicembre), centri nevralgici di un Paese dove il Chianti è ben conosciuto, e continua a riscuotere un grande interesse. Incontri B2b, due degustazioni guidate da Isao Miyajima, giornalista giapponese e profondo conoscitore dei vini italiani, riservate a stampa e trade, un walk around tasting alla presenza delle aziende, riservato a trade, giornalisti, ristoratori e operatori alberghieri e poi a seguire l’evento aperto al pubblico.
La tappa conclusiva sarà a Singapore, il 3 dicembre, un’intera giornata dedicata al Chianti con incontri B2b, un seminario tenuto dal Master of Wine Tan Ying Hsien e Edwin Soon, giornalista di vino e autore del libro “Pairing Wine with Asian Food”, un walk around tasting per operatori del settore e, come in Giappone, l’apertura dalle 15.30 alle 17 ai “#chiantilovers”.

Fonte: Winenews