Infowine28.7: flavescenza dorata, cina, barbatelle

Per combattere la flavescenza dorata è importante usare materiale vivaistico non infetto.

Per combattere la flavescenza dorata è importante usare materiale vivaistico non infetto. Difficile in regioni come il Piemonte, che punta su un’”isola” di piante madri per marze da innesto allevate in Calabria, dove la flavescenza non esiste

La flavescenza dorata, in Piemonte come in altre zone d’Italia, ormai, è una malattia endemica della vite, che anno dopo anno i vignaioli hanno imparato a combattere, sia con azioni di prevenzione che di contenimento, tanto che dal maggio del 200 la lotta alla flavescenza dorata è stata resa obbligatoria. Un aspetto fondamentale nella strategia di prevenzione è l’utilizzo di materiale vivaistico non infetto, ma non è facile come sembra. E allora, ecco l’idea giusta: un’”isola” di piante madri per marze da innesto di alcune varietà di vite in Calabria, dove la flavescenza dorata non c’è, e tanto meno l’insetto vettore, lo Scaphoideus titanus.

 

Il progetto, sperimentale, è ideato e coordinato dai Vignaioli Piemontesi, la più grande associazione di produttori d’Italia, impegnata da anni nella lotta contro la flavescenza dorata. Nella primavera 2014 è stato realizzato un impianto di un ettaro ad Acconia di Curinga, vicino a Lamezia Terme, in collaborazione con il vivaista calabrese Mario Maiorana, e coinvolgendo cinque aziende vivaistiche piemontesi, tutte aderenti a Orme di Vite, marchio che certifica la produzione di barbatelle “Flavescenza free”, con trattamento di termoterapia su marze e portainnesto: Fratelli Nicola, Pierpaolo Santamaria, Roberto Parodi, Domenico Cinoglossa e Pierluigi Scarrone.
Di ritorno da una visita al gemmaio, dov’è stato sancito e regolamentato l’accordo con i Vivai Maiorana, i vivaisti piemontesi discutono sulla scelta dei nuovi cloni da impiantare. “È una zona non colpita dalla Flavescenza - spiega Anna Errico, ideatrice di Orme di Vite - e dove non vive l’insetto vettore, lo Scaphoideus titanus Siamo sicuri che le marze che arriveranno in Piemonte per la produzione delle nostre barbatelle saranno sane. La stessa cosa non si può dire con marze prodotte nelle nostre zone dove ormai la malattia è endemica e la pressione del fitoplasma fortissima, anche se la termoterapia è e rimane un valido aiuto. Le piante madri sono state realizzate dal Nucleo di Premoltiplicazione Piemontese, in vasetto, e allevate in serra, sotto rete, per evitare ogni possibilità di infezione in vivaio”.
Il “gemmaio” calabrese è il primo esempio di vitigni piemontesi che crescono fuori zona. A Lamezia Terme si sperimentano le varietà più sensibili: 3 cloni di Barbera, 2 di Cortese, 2 di Dolcetto, 1 di Grignolino, 2 di Chardonnay. Potrà fornire oltre 400.000 marze che saranno innestate dalle cinque aziende vivaistiche per la produzione delle barbatelle. “Si prevede di estendere ulteriormente gli impianti ad altre varietà”, conclude Errico.

fonte: Winenews

Cina, spazio ai vini di fascia media

In un mercato che sta cambiando, nascono opportunità per prodotti di qualità a prezzo accessibile. Il 40% dei bevitori di vino importato ha meno di 29 anni e l’allargamento della base dei consumatori apre alla diffusione dei marchi.

Che il mercato del vino in Cina stia, a piccoli passi, cambiando è ormai noto. Terminata la fase dei soli vini di lusso per le importanti occasioni di business, si va verso la creazione di dinamiche di mercato simili a quelle di mercati più maturi. Secondo il report China Wine Market Landscape Report di Wine Intelligence, ricerca stilata attraverso un sondaggio condotto su circa mille consumatori cinesi di vino importato tra aprile 2014 e marzo 2015, sebbene consumi generali siano in diminuzione, quelli di vino importato sono ancora in crescita e c’è sempre più spazio per i vini entry level e di fascia media. Un consumatore su dieci, tra quelli intervistati da Wine Intelligence, ha dichiarato che il prezzo alto è ancora il principale ostacolo all’acquisto di vino importato. Così, sebbene i dati di IWSR dicano che il mercato del vino importato sia cresciuto del 5% (2013), il prezzo medio pagato per una bottiglia di vino, sia nel commercio al dettaglio che nei ristoranti, è in diminuzione. I consumatori cinesi sono sempre più attratti da vini di qualità ma di prezzo accessibile e proprio per questo si stanno creando grandi opportunità per i produttori del nuovo mondo quali quelli di Cile, Australia e Nuova Zelanda.

In questo contesto hanno, e avranno sempre di più, spazio i giovani. Oggi quattro consumatori su dieci di vino importato hanno un’età compresa tra i 18 e i 29 anni, e la possibilità che le persone di questa fascia d’età comprino vino al supermercato è quasi doppia rispetto quella di persone di età compresa tra 40 e 54 anni.

Inoltre, secondo quanto dichiarato alla stampa da Richard Halstead, CEO di Wine Intelligence, l’allargamento in atto della base dei consumatori (oggi ci sono 40 milioni di persone in Cina che bevono vino almeno due volte all’anno) apre la strada alla diffusione dei marchi.

FEB

fonte: Uiv

 

Il Sistema Italia nasce intorno alle «barbatelle»

La ricerca sui «portainnesti» Marcello Lunelli, delle Cantine Ferrari, è entusiasta: «Siamo passati dall'Italia dei campanili a un Sistema Italia sul vino. Un mondo che si mette assieme». È il lato concreto dei Cavalieri delle Nuovi Viti: «II momento epocale di un gruppo che da oggi lavorerà nella stessa direzione». I

I mezzo sono i nuovi portainnesti, ovvero il «contenitore» vegetale delle viti innestate, le barbatelle, la «centrale operativa della pianta», la chiama Lunelli. Dalla fine dell'Ottocento ad oggi non erano state fatte innovazioni radicali in questo campo. La novità è arrivata dall'Università di Milano: dal 2oo3 in Valpolicella, Chianti classico, Castello del Monte (Bari) e Contea di Sclafani (Palermo) nuovi portainnesti contenevano Cabernet Sauvignon e un vitigno locale diverso per ogni area: Corvina, Sangiovese, Uva di Troia e Nero d'Avola. Dopo molti anni di test, ora sono nati i portainnesti M. II partner commerciale si chiama Winegraft, società formata da un gruppo di cantine con la società Bioverde Trentino, la Fondazione Venezia e le principali Regioni viticole italiane. La società vende le nuove piante, grazie ai Vivai di Rauscedo e all'IpadLab, spin-off dell'Università di Milano. Con i ricavi si finanziano altre ricerche universitarie. Domenico Zonin, presidente dell'Unione italiana vini, illustra il progetto . Univir: «Oggi possiamo usare la framrhentazione italiana del mondo produttivo e della ricerca, con progetti che moltiplichino studi ed esperienze, in modo che ogni università dedichi ricerche alla sua terra e ai suoi vitigni. Da qui al 2020 l'Unione italiana vini, un gruppo di aziende, le Regioni, i centri di studio italiani e le Università raccoglieranno fondi per l'innovazione, dalla genetica della vite alla biodiversità e a molti altri temi». LFer.

Fonte: Corriere della Sera