Infowine26.10: finanziamenti, Vinitaly, Giappone

Credito. Dall'istituto plafond di 100 milioni per le scorte di Amarone e Recioto - Durata massima di 60 mesi

Il Banco Popolare finanzia i vini top I1Banco Popolare stringe un accordo per il finanziamento delle scorte di Amarone e Recioto.

 L'istituto ed il Consorzio Tutela Vini della Valpolicella, in collaborazione con Siquria Spa, hanno sottoscritto un innovativo accordo, il primo in Italia, per tutelare l'esclusività del Recioto e, in particolare, dell'Amarone. Complice, infatti, un'estate quasi perfetta per le esigenze dei vitigni del territorio, l'annata 2015 rappresenta una stagione particolarmente favorevole per qualità e la quantità dei vini in questione. Proprio per salvaguardare l'unicità del prodotto e non svalutarlo, grazie al finanziamento "Vendemmia 2015" le aziende vitivinicole associate potranno essere supportate sostenendo il ciclo di affma-mento dell'Amarone, il grande rosso. In particolare, si legge nel comunicato, «potranno finanziare la loro attività dando piena visibilità, ed in tempo reale, tramite il Consorzio e Siquria, alla banca creditrice della consistenza e dell'andamento delle scorte di Amarone e Recioto, custodito nella propria cantina, senza essere obbligati a venderlo anzitempo per ottenere la liquidità necessaria all'ordinaria attività aziendale, tutelandone così ed al contempo il prestigio ed il valore». Il fmanziamento prevede una d u rata massima di 6o mesi con un preammortamento, appositamente calibrato al ci-do naturale del vino, fino a 3o mesi. L'importo fmanziabile sarà pari allo% del valore della produzione dell'annata 2015 di "Vino Atto" - viene così defmito il vino in attesa della certificazione DOC o DOCG - ed il rimborso del prestito prevede rate trimestrali posticipate. Il plafond iniziale stanziato dal Banco Popolare è di too milioni di euro. Mar. Man

 

fonte: Sole 24 Ore

Potenziare il marchio Vinitaly

Potenziare il marchio Vinitaly, in Italia e nel mondo, facendolo uscire da proprietà esclusiva (ma non da controllo) di Veronafiere, con partner “istituzionali” come Fondo Italiano di Investimento o Simest. Argomento principe assemblea soci (27 ottobre)

Potenziare il marchio Vinitaly, ormai di livello internazionale, facendolo uscire dalla proprietà esclusiva di VeronaFiere, valorizzandolo, magari con la creazione di un progetto ad hoc, passando per Cassa Depositi e Prestiti (partecipata per il 80,1% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, per il 18,4% da diverse fondazioni bancarie e per il restante 1,5% in azioni proprie, ndr), per renderlo ancora più competitivo nei mercati del mondo. È uno degli argomenti centrali che saranno al centro dell’assemblea dei soci di VeronaFiere in programma il 27 ottobre.
Una riflessione chiave, dunque, su uno dei marchi più forti legati al vino italiano e alla sua valorizzazione nel mondo, Vinitaly, che rappresenta, peraltro, la voce più importante del bilancio di Veronafiere, player n. 1 della promozione del vino del Belpaese in Italia e all’estero.

L’idea, in sintesi, è quella di mettere il marchio Vinitaly (www.vinitaly.com), il n.1 di Veronafiere - nel 2016 sarà l’edizione n. 50 - (www.veronafiere.it), al centro di un progetto di valorizzazione e di forte crescita, un piano strategico di sviluppo per tutte le attività in Italia e all’estero di quella che ormai non è più solo la più importante fiera dedicata al vino del Belpaese, ma una vera e propria piattaforma di servizi per le cantine italiane.
Guardando ad un orizzonte di 4-5 anni per iniziare a vedere i frutti di un’operazione che, nelle intenzioni, dovrebbe arricchire Veronafiere, con il marchio che, in ogni caso, rimmarrebbe saldamente nelle mani dell’ente fieristico di Verona (e senza mettere in dubbio il legame e le attività di Vinitaly nella città stessa). Anche perchè il partner individuato, stando ai rumors, sarebbe comunque “istituzionale”, visto che si parla di realtà come il Fondo Italiano di Investimento (che vede tra i suoi soci il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Cassa Depositi e Prestiti, Abi, Confindustria ed istituti di credito come Banca Monte dei Paschi di Siena, Intesa Sanpaolo, Istituto Centrale delle Banche Popolari ed UniCredit, www.fondoitaliano.it) e/o di Simest (controllata da Cassa Depositi e Prestiti, www.simest.it), con l’operazione che, se andasse a buon fine, rappresenterebbe il riconoscimento dell’importanza di uno dei più importanti player del sistema fieristico italiano come Veronafiere, e del marchio più importante, Vinitaly, di un asset importante dell’economia italiana come quello del vino, con grandi prospettive di ulteriore sviluppo in Italia e nel mondo.

 

Fonte: Winenews

Giappone, come sarà il mercato nei prossimi anni

Il Paese vive una situazione socioeconomica un po’ traballante, ma ristoranti e wine bar continuano a promuovere mode e stili di vita occidentali, lasciando intravedere un potenziale di crescita dei consumi di vino. Le vendite di vino e spumante nei canali off e on-trade e le proiezioni da qui al 2019

Il Giappone è un Paese fertile per gli esportatori di vino, ma con un terreno ancora tutto da preparare. Le potenzialità sono buone, lo raccontano diversi indicatori economici e trend di consumo: la grande distribuzione aumenta la gamma d’offerta e il numero delle bottiglie sugli scaffali e la ristorazione e i wine bar promuovono la conoscenza del vino e si fanno promotori di mode e stili di consumo occidentali. I consumi pro capite sono ancora molto bassi, 2,3 litri nel caso dei vini fermi e 0,3 per spumanti e champagne, in base ai dati Euromonitor del 2014, ma una ricerca Rabobank registra un’attenzione ai prodotti di pregio e una crescente incidenza del consumo fuori casa. In particolare, il consumo di alta fascia si sta assottigliando, ma c’è un mercato in forte espansione che richiede vini di prezzo inferiore ai 500 yen a bottiglia, circa 5 dollari al cambio 2014. Al momento i vini comprati dai giapponesi sono di produzioni prevalentemente nazionali (da mosti importati), o di vini sfusi, anche esteri, per lo più cileni, Paese a cui il Giappone è legato da accordi commerciali di libero scambio.


Lo scenario economico rimane comunque fragile e sul numero 33 de Il Corriere vinicolo se ne delineano i vari aspetti. E anche il quadro socioeconomico influenza il potenziale del mercato del vino, dal reddito medio all’età media che avanza (gli over 65 sono un quarto della popolazione). Nell’articolo integrale si analizza il mercato del vino in Giappone, ancora piccolo rispetto ad altri alcolici, birra in primis, ma in crescita. Secondo dati Euromonitor, nella dimensione monetaria, l’enologia rappresenta oggi un market-share del 10% circa sul totale alcolici, ma la sua incidenza potrebbe arrivare all’11,5% tra cinque anni. Si approfondisce inoltre il quadro delle vendite di vino (fermi e spumanti) per canale, off-trade (modern trade, piccolo dettaglio e negozi specializzati) e on-trade (pub, ristoranti food service), dal 2009 a oggi e con le proiezioni fino al 2019, la composizione delle vendite volume per colore (rossi, bianchi, rosé). E infine si entra nel dettaglio delle price point analysis, che permettono di valutare il mercato nelle diverse fasce di prezzo, dove si evidenzia una forte concentrazione delle vendite offtrade nel range tra i 6 e i 19 dollari/bottiglia, sia dei rossi, sia dei vini bianchi.

 

fonte: Uiv