Infowine25.11: Usa, R&S, Crm

Il made in Italy fa squadra in Usa

Alimentare. Il Padiglione italiano, coordinato dall'Ice, parteciperà al Winter Fancy Food di San Francisco Made in Italy unito negli Usa Via al piano di contrasto all'Italian sounding finanziato con 25 milioni

SISTEMA ITALIA Lo spazio dedicato del Winter Fancy Food ospiterà le imprese italiane guidate dalle tre fiere specializzate: Vinitaly, Cibus e Tuttofood.

Da Chicago a San Francisco. Il food e wine made in Italy punta sugli Stati Uniti, II mercato a maggiore crescita, a partire dal vino. Il padiglione italiano, coordinato da Ice, parteciperà al Winter Fancy Food di San Francisco dal 17 al 19 gennaio, seconda uscita (dopo l'Fmi connect di Chicago dello scorso giugno) del nuovo progetto di promozione dell'agroalimentare italiano all'estero. All'evento, su circa 400 mq, le tre principali fiere del settore - Vinitaly, Cibus e Tuttofood - guideranno le imprese, nel Piano di promozione straordinaria del made in Italy del ministero dello Sviluppo economico finanziato con 70 milioni. E sempre in quest'ambito, questa mattina a Roma, il viceministro Carlo Calenda e la vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla contraffazione Colomba Mongiello, presenteranno la strategia di promozione del made in Italy in relazione al contrasto dell'Italian sounding, progetto fmanziato presso le Cdc italiane all'estero con 7,5 milioni per il 2015-17. All'inizio la promozione si concentrerà su Usa, Canada e Messico e, in particolare, Montreal,Toronto, Vancouver, Chicago, Houston, Los Angeles, Miami, New York, Città del Messico. Calenda ha avuto fiuto nello scegliere il Nord America, prima che la rivalutazione del dollaro generasse il boom dell'export italiano. Secondo i dati dell'ufficio studi di Federalimentare, nei primi 8 mesi dell'anno, l'export verso gli Usa è balzato dei 23,6% a 2,34 miliardi. Il mix dei prodotti è trainato dagli 863 milioni del vino ( 17%); a molta distanza segue l'olio con 333 milioni ( 20 %), i formaggi con 179 milioni ( 26,5%), la pasta con 171 milioni ( 20%), le acque minerali con 162 milioni ( 38%) e i dolciari con 109 milioni ( 23%). Insomma ilvino è il vero driver e si ritaglia oltre un terzo dell'export. «Al Winter Fancy Food - osserva Giovanni Mantovani, dg di Veronafiere-saremo presenti con un wine bar che farà degustare un centinaio di etichette, mentre la nostra Academy continuerà a diplomare gli ambasciatori del vino italiano. San Francisco è importante perchè consente anche di contattare la ristorazione americana, ancora scalabile». Peraltro dopo San Francisco, seguirà Vinitaly Usa nell'italian wine week a NewYork dal 7  all' 11 febbraio 2016. Il tema del mercato americano è uno dei focus di Wine2wine 2016 (aVeronail 2e3dicembre),approfondito trasversalmente per cogliere le tendenze di consumo e gli strumenti di promozione per le imprese. E per il50 Vmitaly? «Intanto a San Francisco - si lascia sfuggireMantovani-ci sarà anche un fuori salone dedicato al 50 di Vinitaly. Mentre nel corso dell'evento in aprile, con un ouverture all'Arena di Verona, Vinitaly darà agli espositori più buyer, più servizi, più mobilità: quello che hanno sempre chiesto».

*** Dove va il made in Italy Export alimentare italiano nei principali mercati nei primi 8 mesi 557 Belgio _— 551 IFonte: ufficio studi Federalimentare ***

 

Autore: Emanuele Scarci

Fonte: Sole24Ore

La “carta di identità” di 51 vitigni italiani e il “passaporto genetico” di molti di loro

La “carta di identità” di 51 vitigni italiani e il “passaporto genetico” di molti di loro: ecco “Vitigni Italiani - Loro caratterizzazione e valorizzazione”, libro-studio finanziato dalle Politiche Agricole domani alla Biblioteca “La Vigna” (Vicenza)

I vitigni italiani ed il loro passaporto genetico nel libro coordinato da Luigi Bavaresco. La “carta di identità” di 51 vitigni italiani tra i più importanti, con foto originali del grappolo e della figlia, dati sulla distribuzione geografica in Italia, il risequenziamento del Dna di alcuni di loro,per un vero e proprio “passaporto genetico” utile non solo alla protezione di vitigni e vini sul fronte commerciale, ma anche alla comprensione di tecniche mirate di allevamento e vinificazione per farli esprimere al meglio, guardando sia al risultato organolettico che alla resistenza alle malattie, alla capacità di adattarsi al cambiamento climatico e alla sostenibilità: ecco “Vitigni Italiani - Loro caratterizzazione e valorizzazione”, libro frutto di un progetto finanziato dalle Politiche Agricole e i cui lavori sono stati coordinati da Luigi Bavaresco, direttore del Cra-Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano e docente di viticoltura all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. La presentazione domani, a Vincenza, alle ore 18, nella storica Biblioteca internazionale “La Vigna”.

“Da un punto di vista pratico - spiega il prof Bavaresco - questo progetto ha consentito di stilare un vero e proprio passaporto genetico dei principali vitigni autoctoni italiani, al fine di difendere e valorizzare il patrimonio viticolo nazionale che è alla base del successo commerciale dei nostri vini. Inoltre ci ha fornito preziose informazioni per indirizzare nel modo più opportuno la tecnica enologica ed esaltare al massimo le peculiarità organolettiche dei diversi vitigni , dando ai vini ottenuti una sempre più spiccata connotazione. Infine - conclude Bavaresco - i dati ora in possesso alla comunità scientifica permetteranno di rendere sempre più sostenibile la coltivazione della vite da ogni punto di vista”.
  “Risparmio idrico, sostenibilità dei trattamenti, ottimizzazione del consumo del territorio - spiega una nota - sono solo alcuni degli aspetti sui quali si potrà agire grazie ai risultati di questa indagine, che per la  prima volta al mondo esamina il risequenziamento del Dna di un numero cospicuo di vitigni di origine italiana”.
  Complessivamente, al gruppo di lavoro hanno partecipato 51 professionisti. Oltre a Luigi Bavaresco nel coordinamento del progetto e a Massimo Gardiman coautore del libro, le altre unità operative sono state guidate da Valeria Terzi del Cra-Centro di Ricerca per la genomica e la postgenomica animale e vegetale, Fiorenzuola d’Arda (Piacenza), Michele Morgante, dell'Istituto di Genomica Applicata - Iga di Udine), Enrico Pè, della Scuola Superiore di Studi S. Anna di Pisa, Simone Castellarin, dell'Università di Udine, Mario Pezzotti dell'Università di Verona, ed Attilio Scienza, dell'Università di Milano.  Focus - Lo studio riportato nel volume “Vitigni Italiani - Loro caratterizzazione e valorizzazione”


1) - Una sorta di carta di identità dei 51 vitigni italiani, con foto originali del grappolo e della figlia, dati sulla distribuzione geografica in Italia, sulla loro futura importanza (sulla base della produzione di barbatelle innestate), una chiave per il loro riconoscimento e l’indicazione dei composti chimici salienti dell’uva alla raccolta per orientarne in maniera mirata la vinificazione; 

2) - La “Prima mondiale” del risequenziamento del Dna, un vero e proprio passaporto genetico di un numero cospicuo di vitigni. In altre parole si è decifrato l’alfabeto della vita di questi vitigni, scritto in un composto chimico (il Dna, presente in ogni cellula dell’organismo) che rappresenta la fonte originaria e primaria dei caratteri. Questo permetterà, al di la degli studi sull’origine dei vitigni e loro grado di parentela, di migliorarne aspetti qualitativi,  resistenza a malattie, adattamento al cambio climatico in programmi di miglioramento genetico (ottenimento di nuovi vitigni);

3) - Comprensione di come l’informazione genetica presente nel Dna si esprime nella fisiologia e morfologia della  pianta vera e propria. In altre parole come, dove e quando i geni (che sono pezzetti di Dna) intervengono nel programmare la vita della pianta intera; questo permetterà di gestire in modo mirato le tecniche colturali in vigneto, sulla base di indici genetici; 

4) Descrizione - in tre zone rappresentative del nostro paese -  di come l’ambiente di coltivazione (il terroir)  influenzi il gusto del vino a parità di vitigno, rendendo ragione del sistema normativo relativo alle Denominazioni di Origine;


5) L’approccio interdisciplinare allo studio dei vitigni con metodi innovativi e di alta tecnologia, frutto di competenze specifiche che pongono l’Italia ai vertici mondiali sul fronte scientifico.

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