Infowine15.12: vigne storiche,

Le vigne storiche riconosciute dal Ministero

Finora la viticoltura antica era esclusa dagli aiuti Le colline vitate del Soave iscritte nel Registro nazionale dei paesaggi rurali con altre due aree Stocchetti: «Poste le basi per misure di sostegno»

LA NORMATIVA.Paola Dalli Cani Ha dettato legge per secoli, piegando l'urbanizzazione e frenando i ciclici «boom» edilizi e ora la vigna storica del Soave diventa «Paesaggio rurale storico» riconosciuto dal ministero delle Politiche agricole e forestali. Le «colline vitate del Soave» vengono iscritte, con solo altri due paesaggi italiani (cioè l'Unione montana dei comuni del Mugello e il paesaggio del Prosecco superiore), nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici. Per il «giardino» antico del Soave, ovvero le vigne storichedel Soave classico adenominazione di origine controllata e garantita (che «vestono» 1700 dei 2143 ettari del Paesaggio riconosciuto), si spalancano adesso le porte su misure normative e di sostegno con cui trasformare in un museo enologico diffuso una tradizione viticola vecchia di secoli. Due paesi, Soave e Monte-forte d'Alpone, guadagnano così un blasone che finalmente trasforma in valore i rripetibile ciò che per decenni è stato invecetrattato come «handicap». «E una vera rivoluzione», dice a caldo Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio del Soave, «perché con questo riconoscimento il legislatore attribuisce una specificità alle vigne storiche e pone dunque le basi per misure di sostegno ad hoc». A voler far sintesi il concetto è semplicissimo: sino ad ora i Piani di sviluppo rurale, misure di sostegno economico alla modernizzazione, hanno escluso di fatto l'aiuto alla conservazione della viticoltura antica che non ha mai rinnegato la sua storia. I paesaggi vitati antichi sono diventati, dunque, paesaggi (e storia) a rischio di estinzione: da qui il Decreto ministeriale 17070 che nel novembre 2012 ha istituito l'«Osservatorio nazionale del paesaggio rurale e delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali». Le «colline vitate del Soave», attraverso il Consorzio di tutela e con lo studio di Viviana Ferrario (Iuav di Venezia), hanno avanzato la propria candidatura a gennaio e dopo un annodi studi, raccolta documen tale, ricerche hanno messo insieme il dossier che ha promosso l'area del Soave classico. «Al momento della pre-candidatura», spiega Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio, «eravamo in undici ma solo tre sono andati avanti. Lo abbiamo scoperto quando, dopo l'ultimo sopralluogo da parte di funzionari del ministero, è stata formalizzatalanostraiscrizione tra i primi paesaggi rurali del registro italiano». Basta un numero afar sintesi di come, almeno negli ultimi sessant'anni, il paesaggio rurale del Soave abbia saputo difendere la propria unicità facendo tesoro del sapere dei vecchi: dal 1955 ad oggi si è mantenuto invariato l'uso del 68% del suolo. È questa la precentuale a cui è arrivata la Valutazione storico ambientale (Vasa) imposta dal ministero. «Dalla sua, però, il Soave aveva anche le mappe del catasto napoleonico che sovrapposte alla topografia attuale dimostrano quanto quella vocazione sia stata messa a frutto», aggiunge Lorenzoni. Quel 68% mette le colline del Soave in «classe V», laddove il massimo (che coincide con una conservazione totale del territorio) è VI. Per capire l'impatto di questo riconoscimento sul tessuto produttivo e sociale della zona del Soave sono sufficienti due cifre: a Monteforte è investita a vigneto il 95% della superficie agricola (di qui il primato di comune europeo a più alta densità viticola) e a Soave la vigna si stende sul 91% della superficie. In questo scenario, dal 1974 interessato da vincolo paesaggistico, sono nate e cresciute, rispettivamente, 632 e 486 aziende agricole.

Fonte: Arena

Autrice: Dalli Cani Paola

Continua il recupero del vino italiano in Usa

Se i primi 2 mesi del 2015 davano un calo dello 0,5% in volume e del 4,5% in valore sul 2014, i dati dei primi 10 mesi dicono +4,5% in quantità e -2,2% in valore. Così l’Italian Wine & Food Institute

Continua il recupero del vino italiano in Usa: se i primi 2 mesi 2015 davano le esportazioni del Belpaese negli States in calo dello 0,5% in volume e del 4,5% in valore sul 2014, i dati dei primi 10 mesi dicono +4,5% in quantità e -2,2% in valore (2,1 milioni di ettolitri per 1,09 miliardi di dollari), su un import Usa che, nel complesso, segna -0,1% in volumi (7,3 milioni di ettolitri) e -1,2% in valore (3,2 miliardi di dollari), con l’Italia ancora leader tra i vini stranieri: così l’Italian Wine & Food Institute, guidato da Lucio Caputo.
Dati che fanno ben sperare il Belpaese, dunque, per la chiusura dell’anno, con le festività che, come da tradizione, rappresentano ancor il momento di massimo consumo di vini e spumanti. Con le bollicine italiane , per altro, come accade da tampo continuano a crescere a doppia cifra, e anche nei primi 10 mesi del 2015 fanno segnare un +11,9% in quantità (53.080 ettolitri) e +15,2% in valore (22,7 milioni di dollari).
“Fra i principali Paesi concorrenti dell’Italia - aggiunge l’Italian Wine & Food Institute -perdono terreno, nei primi dieci mesi 2015,  l’Australia (-0,5%), l’Argentina (-15,2%), il Cile (-3,7%), la Spagna (-2,1%), la Germania (-4,1%) ed il Sud Africa (-8,1%). Migliorano invece le loro posizioni la Francia (+11%), la Nuova Zelanda (+10%) ed il Portogallo (+ 16,9%)”.

Fonte: Winenews

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