Infowine11.1: sfuso, consumi interni, alcool

Vino sfuso, a picco le vendite all'estero 4,9 milioni

Export. Riduzione del 52% in 15 anni

L'export di vino sfuso Stima sugli ettolitri venduti all'estero nel 2015 Giorgio dell'Orefice L'Italia volta le spalle al vino "sfuso". La strategia della qualità realizzata in questi anni dal vino made in Italy emerge anche dal profondo ridimensionamento nel flusso di export di vino indifferenziato e a basso valore aggiunto. Secondo una stima di Wine Monitor-Nomisma su dati Istat, le vendite all'estero di vino "sfuso" a fine 2015 dovrebbero fermarsi a quota 4,9 milioni di etto-litribeni152%inmenodei1o,2mi-lionispediti nel 99. In poco più di quindici anni il peso di questa ca-tegoriasull'exporttotaleèpassa-to da153% a meno del venti. Eilprocessodivalorizzazione della qualità emerge anche incrociando i dati sulle quantità esportate con quelli sul fatturato estero. Infatti nonostante negli ultimi 5 anni l'Italia abbia inviato in media sui mercati stranieri 21 milioni di ettolitri (circa la metà della produzione), il giro d'affari realizzato oltrefrontiera è passato dai 4,3 miliardi di euro del 20U ai 5,4 previsti a fine 2015. Segno inequivocabile del rafforzamento delle bottiglie a maggior valore aggiunto. Numeri che tratteggiano l'inversione di tendenza quindi rispetto agli anni '90 quando si assisteva alle vere e proprie "guerre" scatenate dai vignerons francesi che alle frontiere rovesciavano cisterne per protestare contro l'invasione di vino made in Italy favorita dalla lira debole. Importazioni effettuate soprattutto per "tagliare" i vini d'Oltralpe. La strategia della qualità avviata negli ultimi anni dall'Italia invece avanza e lo fa anche grazie ad alcune scelte precise. Come ad esempio la profonda riorganizzazione dell'area del Pro-secco che, cancellando l'Igt per elevare tutto il vino a Doc o Docg ha riportato sotto il cappello del-lacertificazione,flussi di prodottoanche sfaso, in passato difficili da monitorare. Senza dimenticare gli importanti sviluppi in Puglia Sicilia,i due storici bacini produttivi del vino in cisterna Va ad esempio in questa direzione il varo, nel 2ou, della Doc Sicilia. «A tre anni dalla nascita - spiega il presidente del Consorzio della Doc Sicilia e ad del brand Donnafugata, Antonio Rallo - stiamo per tag) iare il traguardo dei 25 milioni di bottiglie prodotte (erano 16 nel 2ou). Un trend che ha portato nella nostra regioneivinoimbottigliatoasuperare in quantità quello sfuso. Una vera rivoluzione resa possibiledalfattocheiviticoltorisono oggi convinti che la strada della qualità sia l'unica in grado di garantire loro un futuro». Decisivo è stato sul mercato nazionale anche il crollo della domanda di vino commodity a cominciare da uno storico utilizzatore: il Piemonte. «Un crollo delle richieste - spiega il piemontese Angelo Gaja - dovuto sia alla chiusura nella nostra regione di alcune industrie del vermouth che utilizzavano grandi quantità di prodotto indifferenziato sia alla rinuncia al vino "da taglio" da parte di molti nostri produttori decisi a valo- rizzare, soprattutto all'estero, le caratteristiche delle varietà autoctone. Sulla promozione dell'identità dei nostri vini ancora non siamo bravi come i colleghi toscani, ma stiamo compiendo passi da gigante»

Autore: Giorgio dell'Oreficie

Fonte: Sole24Ore

 

Non cresceranno neanche nel 2016: I consumi di vino In Italia.

Nel 2016, secondo le stime su dati Ismea. "il saldo tra chi prevede diminuzioni e in Italia fermi gli acquisti e i consumi di vino incrementi nonè positivo".

Nel 2016, secondo le stime su dati Ismea, Wlne Monitor e Sda Boccon) dell'Osservatorio del Vino promosso dall'Unione Italiana Vini (Uiv), II 69% degli intervistati che consumano vino a casa dichiara che manterra Invariato il proprio stile dl consumo dl vino con l'anno nuovo; II 54% del consumatori che preferibilmente consuma vino fuori casa, indica che nel 2016 il livello del propri acquisti di vino rimarrà simile a quello del 2015 ma, conclude l'analisi dell'Osservat orlo del vino, "il saldo tra chi prevede diminuzioni e in Italia fermi gli acquisti e i consumi di vino incrementi nonè positivo. L'attenzione alla guida dopo il consumo e la relativa paura dell'alcol test, sono tra I motivi principali del ribasso. Altri prevedono di bere meno vino dando preferenza ad altre bevande alcoliche". II 73% degli intervistati su un campione di oltre 1200 persone, consuma vino In casa, prevalentemente durante I pastl (72%), apprezzando più Il vino rosso (80%) rispetto al blanco o agli 'sparkling' che invece sono preferiti per chi consuma fuori casa: la penetrazione dl tale categoria ragglunge II 62% a frolle di un 44% tra chi consuma soprattutto a casa. Durante l'aperftivo chi consuma vino fuon casa, preferisce spritz (39%), vino sparkling (18%) o blanco (17%). Sicurezza alla guida e nuovi still dl vita cambiano il consumo di vino degli italiani.

fonte: Repubblica Affari e Finanza

Gli ultimi dati dell’Iwsr sul consumo di alcolici

Il mondo è sempre più caldo, ma la sete di alcolici non accenna a fermarsi: nel 2014 sono stati consumati 249 miliardi di litri di bevande alcoliche, uno in più del 2013, come rivelano gli ultimi dati dell’Iwsr. In testa nei consumi Cina e Usa

Il mondo è sempre più caldo, ma la sete di alcolici non accenna a fermarsi: nel 2014, infatti, sono stati consumati 249 miliardi di litri di bevande alcoliche, uno in più del 2013, come rivelano gli ultimi dati dell’Iwsr - International Wine & Spirit Research pubblicati dal “The Economist” (www.economist.com). A calare, invece, sono i consumi annui pro capite (calcolati sui bevitori in età legale, ndr), passati dai 56,6 litri del 2012 ai 55,4 litri del 2014, con il primato, nettissimo, della birra, che supera i 40 litri a persona, mentre vino e spirits si dividono la quota restante dei consumi, con il vino che sfiora gli 8 litri pro capite e gli spirits di poso sopra i 7 litri.
In termini geografici, il Paese in cui si beve di più è la Cina, dove si concentrano il 27,5% dei consumi totali, seguita dagli Stati Uniti, con una quota del 12,1%, dal Brasile (5,7%), dalla Russia (5,2%) e dalla Germania (4,6%). Alla posizione n. 6 il Giappone, con il 3,3% dei consumi di alcolici globali, quindi il Messico (2,9%), la Gran Bretagna (2,8%), l’India e la Francia (2,1%), con il 31,7% del restante consumo di alcolici da suddividere tra gli altri Paesi del mondo.
In termini di consumi annui medi, la tendenza globale, in atto ormai dalla seconda metà degli anni ’90, indica un calo evidente in tutti i principali Paesi occidentali, dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna agli Usa (unico Paese in leggera crescita dal 2010 ad oggi), mentre a crescere sono principalmente le economie emergenti, con il boom della Cina e l’altalenante crescita della Russia, ma anche Brasile e Messico, oltre all’India, uno dei Paesi in cui il consumo medio è tra i più bassi al mondo, ma che, per dimensioni, è ormai tra i mercati più importanti nel consumo di alcolici.